Mal di pancia da stress: Cosa c’è da sapere


A cura del Dr. Davide Donati, osteopata specializzato in tecniche viscerali, colonna, anca

Dr. Davide Donati osteopata

Cos’è l’IBS

L’IBS (Sindrome dell’Intestino Irritabile) è un disturbo funzionale cronico che coinvolge il grande e il piccolo intestino, presentando una vasta gamma di sintomi e caratteristiche. Sebbene comunemente chiamata Sindrome del colon irritabile, non è una problematica limitata al colon ma coinvolge l’intero tratto intestinale. È molto diffusa, basta pensare che colpisce circa l’11% della popolazione mondiale, con una percentuale più elevata nelle donne.

Sintomi e diagnosi

I sintomi tipici dell’IBS includono dolore addominale, variazioni nelle abitudini intestinali, sforzi durante l’evacuazione e gonfiore addominale. Poiché si tratta di disturbo funzionale spesso risulta complesso identificarla; non si riscontrano infatti alterazioni anatomo-patologiche evidenti, e la diagnosi medica si basa sempre su criteri clinici. 

Trattamenti e cure alternative

Il trattamento tradizionale dell’IBS prevede l’adozione di modifiche dietetiche come la riduzione dell’apporto di lattosio e l’aumento delle fibre, insieme all’uso di lassativi, antispastici, antibiotici e interventi psicologici o farmaci antidepressivi. Tuttavia, poiché spesso questi approcci non risultano efficaci, molti pazienti si rivolgono a cure alternative come l’osteopatia, che alcuni studi hanno dimostrato essere utile nel trattamento dell’IBS.

Stress e IBS

Nell’epoca in cui viviamo spesso si parla di stress cronico, causato dallo stile di vita che conduciamo. Ma per comprendere di cosa stiamo parlando capiamo prima cos’è lo stress, che in natura è la risposta immediata degli animali al pericolo. Per scappare dai predatori il battito cardiaco accelera perché il sangue deve arrivare ai muscoli e facilitare il movimento, la vescica e l’intestino si fermano e le funzioni si riattivano o tornano al loro stato originale solo una volta che il pericolo è cessato. 

Se viviamo in questa condizione di perenne allerta, però, i meccanismi metabolici ormonali risulteranno sempre alterati e da qui deriva la condizione di stress che definiamo cronico e può esacerbare i sintomi dell’IBS. La correlazione tra stress e IBS è ben documentata e conferma che quest’ultimo aggrava i sintomi esistenti; ciò accade perché il sistema nervoso simpatico, coinvolto nella risposta allo stress, può influenzare negativamente la motilità intestinale, contribuendo a episodi di diarrea o stitichezza.

Ruolo dell’osteopatia nel trattamento dell’IBS

L’osteopatia si concentra sulla modulazione e il bilanciamento dell’attività del sistema nervoso simpatico e parasimpatico. Attraverso tecniche specifiche, l’osteopata cerca di ridurre l’attività del sistema simpatico e riequilibrarla con il sistema parasimpatico. Inoltre, le manipolazioni viscerali possono influenzare il nervo vago, una via di comunicazione tra il sistema nervoso centrale e il sistema immunitario intestinale, per ridurre l’infiammazione cronica associata all’IBS.

mal di stomaco da stress

 

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Approccio SEAS: esercizi fisioterapici specifici per il trattamento della scoliosi

Articolo a cura della Dr.ssa Marta Sebastiani, fisioterapista specializzata in terapia manuale 

Cos’è la scoliosi?

Partiamo da qui prima di addentrarci nel dettaglio: la scoliosi è una deformazione tridimensionale della colonna vertebrale che nell’80% dei casi è di origine idiopatica, ovvero non si conosce quale sia la sua causa scatenante. La scoliosi tende a manifestarsi generalmente durante la fase di crescita del bambino può presentarsi in qualunque momento della vita che va dall’infanzia all’adolescenza. 

Secondo le linee guida nazionali, gli obiettivi del trattamento conservativo della scoliosi idiopatica sono di due tipi: 

  • morfologici 
  • funzionali

Il trattamento conservativo morfologico ha come obiettivo primario la risoluzione del problema a livello estetico ma, proprio come il trattamento funzionale, serve a migliorare la qualità della vita del paziente e migliorare al contempo il suo benessere psicologico attraverso, appunto, l’aspetto estetico.  

A livello mondiale esistono diversi tipi di esercizi specifici per la scoliosi: in Italia facciamo riferimento al SEAS, ideato da ISICO  – Istituto Scientifico Italiano Colonna Vertebrale. 

 

Cos’è il metodo SEAS e come funziona

Il SEAS è un metodo validato a livello internazionale, i cui risultati sono supportati da evidenze scientifiche.

SEAS è l’acronimo di Approccio Scientifico Alla Scoliosi con Esercizi: questo metodo viene utilizzato nel trattamento delle scoliosi di lieve e medio grado che insorgono in età evolutiva, e ha lo scopo di ridurre l’utilizzo del corsetto correttivo. Gli esercizi si possono anche integrare all’utilizzo del corsetto per mantenere i risultati ottenuti, o per preparare il paziente al momento in cui potrà farne a meno.  

Il principio fondante del metodo SEAs è l’autocorrezione; si tratta della massima correzione attiva a livello tridimensionale, che il paziente deve riuscire a mettere in atto e poi mantenere per contrastare la propria curva scoliotica. 

 

Il trattamento SEAS e il ruolo del fisioterapista

Il fisioterapista ha il compito di insegnare al paziente come raggiungere l’autocorrezione e mantenerla senza ausilio di strumenti esterni; una volta impostata l’autocorrezione il professionista stilerà un programma di esercizi specifici basandosi sui risultati, sia dei test eseguiti durante la valutazione funzionale ma anche personalizzandoli in base alle esigenze del paziente, al tipo di curva scoliotica e alla fase terapeutica in cui ci si trova.

La difficoltà degli esercizi fisioterapici specifici per la scoliosi sarà progressivamente aumentata in accordo con le abilità del paziente. 

Gli esercizi hanno quindi l’obiettivo di perturbare l’allineamento raggiunto con l’autocorrezione. Per essere efficaci vanno eseguiti circa 5 giorni a settimana per almeno 20 minuti al giorno. 

La scoliosi è una problematica che si può trattare e risolvere, come abbiamo visto, con il supporto di un fisioterapista e di esercizi specifici; contatta la Dr.ssa Sebastiani per una visita e intraprendi con noi un percorso su misura.

 

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Disfunzioni del pavimento pelvico e quando intervenire

Pavimento pelvico, disfunzioni e trattamenti

A cura della Dr.ssa Miriam Di Domenico, Fisioterapista, e della Dr.ssa Martina Valeria, Fisioterapista e Osteopata, entrambe presso HeALclinic.

 

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Il perineo è costituito da strutture muscolo-fasciali disposte su tre livelli a formare una “rete” che chiude  inferiormente il bacino. 

Fra le sue numerose funzioni il compito più importante è svolto dai muscoli e consiste nel sostenere gli organi  interni (vescica, utero e retto). Questa regione, inoltre, contribuisce alla continenza urinaria e fecale, assume  un ruolo rilevante nella vita sessuale e, nel corso del parto, asseconda la fuoriuscita del nascituro. 

Considerata la sua particolare posizione e relazione con gli organi che contiene il perineo può essere coinvolto più facilmente da infiammazioni, infezioni e traumi. 

Quando parliamo di perineo più spesso ci viene in mente il perineo femminile, soprattutto perché in una donna il perineo assolve a più funzioni rispetto a quelle maschili. 

Il parto, ad esempio, è un momento bellissimo nella vita delle donne ma anche traumatico per le strutture  coinvolte. Pensiamo allo stretching forzato che subisce durante la fuoriuscita del nascituro, alla possibile  lacerazione dei tessuti o all’eventuale incisione chirurgica del perineo (episiotomia).  

In seguito a questo, spesso, si forma una cicatrice che può creare rigidità e dolore in questa zona muscolare.  

Una situazione di ipotonia muscolare invece può manifestarsi in seguito al peso che questi muscoli hanno  sopportato per i nove mesi precedenti. 

La menopausa è un altro passaggio importante nella vita di una donna, il calo degli estrogeni comporta una  riduzione di idratazione dei tessuti muscolo-tendinei e quindi di tutte quelle strutture che sostengono la  sospensione di utero e vescica indebolendosi e rendere questi organi meno stabili, aggravando quindi il  prolasso di questi organi. L’uretra stessa diviene più sottile e meno elastica favorendo problematiche di  incontinenza urinaria. 

Persino la stipsi di cui soffrono maggiormente le donne, a lungo termine può causare un indebolimento e un  prolasso di queste strutture causate dalle spinte ripetute e forzate per cercare di evacuare, alterando quindi  il controllo della continenza. 

Generalmente possiamo dire che il perineo è coinvolto in diverse situazioni patologiche, molte legate alla  sfera urinaria e quindi della continenza, altre legate alla stipsi e ai prolassi. Altri legati alla sfera dolorosa  come i dolori spontanei e quelli scatenati durante i rapporti sessuali. Dolori a distanza come lombalgia, la coccigodinia, il dolore alle anche.  

Risulta quindi di fondamentale importanza riconoscerne prontamente i sintomi e non sottovalutare piccole gocce di urine che possono fuoriuscire involontariamente durante un colpo di tosse o bruciori che insorgono  durante la fase minzionale, cosi come bruciori durante i rapporti sessuali, la sensazione di peso costante o di  dolore nel basso ventre. 

Come si trattano le problematiche del pavimento pelvico

Uno specialista del perineo, dopo un’attenta anamnesi e valutazione di tutte le strutture coinvolte, saprà  identificare la disfunzione principale e improntare il più adeguato iter di rieducazione del perineo.

In tutti i casi è importante migliorare la consapevolezza sulla zona pelvi-perineale e si può lavorare con varie  tecniche, la terapia manuale, l’elettrostimolazione funzionale, PTNS e il biofeedback.  

La terapia manuale consiste nel ripristinare i giusti rapporti tra le strutture ossee in modo da far lavorare la  muscolatura nel modo più corretto.  

L’osteopata e il fisioterapista tramite la terapia manuale vanno a ristabilire l’equilibrio tra diaframma  respiratorio, muscolo addominale e perineo, integrandoli e coordinandoli.  

L’elettrostimolazione funzionale effettua una stimolazione passiva contrariamente a quello che si pensa non  va a sostituire l’esercizio ma è uno strumento che prepara il muscolo all’esercizio che si farà in seguito. È  praticata mediante una sonda che conduce una corrente elettrica indolore. Modulando i parametri si può  agire anche sul nervo e sul dolore.  

La Stimolazione Percutanea del Nervo Tibiale Posteriore (PTNS) è una tecnica di neuromodulazione del basso  tratto urinario ottenuta attraverso la stimolazione elettrica del nervo tibiale posteriore, in prossimità della  caviglia, che è possibile eseguire anche in età pediatrica poiché non presenta né effetti collaterali  né controindicazioni.  

Il biofeedback perineale si avvale di un computer, che trasforma l’attività muscolare, rilevata con una sonda,  in segnali visivi e sonori. Grazie alla presenza di un monitor si osserva il grafico del proprio lavoro muscolare,  poiché a ogni contrazione corrisponde un tracciato, che ne indica l’intensità e la durata. 

Se soffri di problemi legati al pavimento pelvico e vuoi migliorare la tua qualità di vita attraverso un percorso su misura e in compagnia di specialisti, non esitare a contattarci per una valutazione!

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Alimentazione durante le feste: prevenire e trattare i problemi di stomaco con l’osteopatia

Con la consulenza del Dr. Valerio Tedesco, osteopata HeALclinic

Osteopatia e problematiche dello stomaco

Il sistema gastrointestinale è sotto stress durante il periodo delle feste, a causa di pranzi e cene in famiglia in cui ci si siede e…non si sa mai quando ci si alza. E poi l’assunzione di cibo più pesante, fritto, che non siamo abituati a mangiare tutti i giorni non fa che impigrire ancora di più lo stomaco e tutti gli organi ad esso connessi.

L’osteopatia può aiutare ad alleggerire la zona dello stomaco, specie quando l’alimentazione passa da alleata a “pericolo” per le nostre buone abitudini.
Lo stomaco manifesta le sue problematiche al resto del corpo attraverso una sensazione di pesantezza o dolore percepito all’altezza dell’addome, precisamente sotto al diaframma: questi dolori possono essere confusi con dolori dorsali per via della prossimità dei nervi della zona dorsale, appunto, che innervano a loro volta anche lo stomaco stesso. Le conseguenze di questo dolore sono rigidità, pirosi (bruciore retrosternale), reflusso gastroesofageo, raucedine con colpi di tosse secchi e aerofagia.

Chi soffre di ernia iatale, poi, può facilmente avvertire la sensazione di stomaco che “scivola” nella fessura dove passa l’esofago (cioè proprio all’interno del diaframma) e avvertire un tipo di dolore ancora più fastidioso e intenso.
Questi problemi sono tutti trattabili con i farmaci ma ancora meglio con la prevenzione, per questo abbiamo raccolto qui alcuni consigli che ci ha dato il Dr. Valerio Tedesco, osteopata di HeALclinic – e col quale potete prenotare un appuntamento nella sezione contatti-:

  • Evitare di fare sport con corse e saltelli dopo i pasti abbondanti ma non lasciate da parte l’esercizio fisico: puntate su esercizi posturali e di respirazione che aiutano a rilassare tutto il corpo, stomaco incluso.
  • Alzarsi spesso durante il pranzo o la cena: quando si sta seduti per troppo tempo -e mettiamoci su anche il cibo e l’alcool in quantità maggiori – il diaframma si muove poco e lavora poco anche sullo stomaco, un organo che beneficia del movimento corretto del diaframma e soffre quando quest’ultimo è rallentato. Alzatevi ogni tot e respirate profondamente per farli tornare a lavorare insieme, e permettere al diaframma di massaggiare lo stomaco ogni volta che si alza e si abbassa in modo corretto.
  • Non sdraiarsi e non stare seduti una volta finito il pasto; la posizione sdraiata facilita il ritorno dei succhi di gastrici con conseguente acidità e dolore, oltre a una sensazione di pesantezza dovuta alla dispnea (mancanza di respiro).
  • Lavorare sulla postura durante i giorni di festa: come dicevamo più su, esercizi sulla respirazione sono perfetti per rilassare stomaco, diaframma e zona dorsale: trovi gli esercizi utili sul nostro canale Youtube, dai un’occhiata –> https://www.youtube.com/@healclinic_

Segui questi consigli per prevenire i dolori allo stomaco ma se già ne soffri approfitta di questo periodo per fare una visita specialistica con i nostri esperti: chiamaci al 📲 +39 347 971 1804 oppure contattaci sui nostri social

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Buone feste dal team HeALclinic! 🎅🏻​🧑‍🎄​

Rachialgie del biker: biomeccanica e disfunzioni

Rachialgie del biker: biomeccanica e disfunzioni – a cura del Dott. Massimiliano Ventimiglia, Fisioterapista,  Specialista in Biomeccanica nel Ciclismo

Il ciclismo è uno sport che, proprio come molti altri, può causare dolori anche in assenza di eventi traumatici; il “mal di schiena” è uno di questi e può colpire sia chi svolge attività agonistica, sia chi usa la bici allenarsi o passeggiare nel tempo libero. Il posizionamento sulla bici è un elemento fondamentale da prendere in considerazione prima di salire in sella, poiché partendo dal concetto di comodità avremo la possibilità di ottimizzare la nostra attività, evitando fastidi e dolori al termine della stessa.

Dando per scontato la giusta taglia della bici, il componente che più di tutti influenzerà la postura del ciclista sarà la sella, regolabile in altezza, avanzamento/arretramento, inclinazione (tilt). La sella deve, naturalmente, essere integra e della giusta misura, per permettere un corretto appoggio in 3 punti, rispettivamente gli ischi, a livello dei quali grava il 75% circa del peso, e sul pube. Una sella troppo alta, ad esempio, determinerà un eccessivo basculamento del bacino, mentre una sella troppo bassa, porterà il bacino in retroversione, determinando in entrambi i casi un rischio di innescare una lombalgia.

 

bici

 

La retroversione del bacino è influenzata anche dell’avanzamento e, soprattutto, dalla regolazione dell’inclinazione sella (tilt negativo), come sottolineato da una pubblicazione del 1999 di alcuni Autori Israeliani(1) nella quale, partendo da un’analisi biomeccanica degli angoli pelvici e della colonna vertebrale, sono stati presi in considerazione i vettori di forza a diverse angolazioni della sella. I risultati di questo lavoro sono stati messi in pratica su un gruppo di ciclisti che lamentavano lombalgia e la maggior parte di loro (>70%) ha riportato un notevole miglioramento dell’incidenza e dell’entità del mal di schiena.

Conclusioni: L’incidenza e l’entità del mal di schiena nei ciclisti possono essere ridotte regolando opportunamente l’inclinazione della sella. È importante che questi risultati vengano trasmessi a ciclisti, venditori di biciclette, allenatori e membri del pubblico in generale che si dedicano al ciclismo, al fine di ridurre la prevalenza del mal di schiena.

 

(1)  dx.doi.org/10.1136/bjsm.33.6.398

 

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